Articolo da www.repubblica.it sulle dimissioni del Prefetto Pecoraro.


Rifiuti, il governo rinuncia a Corcolle
nuovo incarico per trovare un'alternativa

Il consiglio dei ministri si schiera con Clini: i ritardi sono resposanbilità delle amministrazioni locali. Dopo le dimissioni di Pecoraro spetterà al prefetto Sottile individuare un altro sito per la discarica 


ROMA - Sembra svanire la possibilità che la nuova discarica di Roma sorga a Corcolle, il contestato sito non distante da Villa Adriana. Sulla scelta, oggetto di forti contestazioni e polemiche nei giorni scorsi , il Consiglio dei ministri ha condiviso oggi le considerazioni del ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, che ha messo in evidenza la responsabilità cronica delle amministrazioni competenti "non in grado di assumere decisioni adeguate e misure efficaci ad assicurare il rispetto delle direttive europee e delle leggi nazionali in materia di gestione dei rifiuti." 


Da tempo Clini si oppone alla scelta di Corcolle e preme piuttosto per un deciso rafforzamento della raccolta differenziata nella capitale. Che l'opzione Corcolle stia sfumando lo confermano anche le dimissioni del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, principale sponsor di questa soluzione, dall'incarico di "Commissario delegato" per l'emergenza rifiuti a Roma. Al suo posto il Consiglio dei Ministri "ha deciso di conferire l'incarico al Prefetto Goffredo Sottile".
 
A Sottile palazzo Chigi ha conferito l'incarico di procedere urgentemente "all'individuazione della discarica necessaria a dare soluzione al problema della gestione del ciclo integrato dei rifiuti della Capitale".


La svolta del governo è stata salutata con soddisfazione dal Pd. "Sgomberato  il
campo dalla possibilità del tutto insensata di collocare la discarica alle porte di Villa Adriana - affermano i senatori Francesco Ferrante e Roberto Della Seta - ora bisogna che tutte le parti coinvolte, a cominciare dal sindaco Alemanno e dalla governatrice Polverini, si assumano finalmente le loro responsabilità per evitare che nei prossimi mesi Roma precipiti in  un'emergenza ambientale e sociale drammatica". 


Costretto invece a incassare l'ennessima bacchettata del ministro Clini, il sindaco di Roma Alemanno fa buon viso a cattivo gioco. "Voglio fare un atto di riconoscimento al lavoro svolto e alla sua linearità al prefetto Pecoraro", afferma il primo cittadino della capitale. "Ha portato avanti un lavoro molto buono anche se la proposta finale non era condivisibile, però va dato atto al lavoro svolto - aggiunge Alemanno - Adesso il nuovo commissario avrà il compito di trovare una soluzione realmente sostenibile, vanno fatte nuove valutazione su tutti i siti e sono convinto che si riuscirà a trovare una soluzione che sia più sostenibile di Corcolle. Massima collaborazione da parte nostra". Ad ogni modo, sottolinea il sindaco "penso ci siano tutte le carte, tutte le analisi per poter giungere, anche in una settimana, ad una decisione. Credo non ci sia bisogno di tempo, ma di un'intensa concentrazione in pochi giorni per giungere ad una decisione".

Riportiamo l'articolo di oggi 24 maggio 2012 di roma.corriere.it sulla situazione della discarica a Corcolle.

Quel pasticcio di Villa Adriana
La discarica divide il governo

Sostegno al prefetto, poi la frenata. Carandini si dimette. 
Clini: ancora margini per bloccarla. Unesco esamina dossier

Lo scavo per la nuova discarica di Corcolle (Proto)ROMA - «Gentile signor ministro, la mancanza di una politica del governo verso la cultura già mi aveva sorpreso e deluso. Ma esistono per ciascuno di noi dei limiti di tolleranza civica e personale. Le ultime notizie sulla discarica prevista a Corcolle, straordinariamente gravi per la prossimità a Villa Adriana e alle quali non arrivo a credere, rappresentano la goccia che ha fatto traboccare il vaso...». Consigliamo a Lorenzo Ornaghi, già chiarissimo rettore della Cattolica di Milano, di rileggere con attenzione la lettera di dimissioni speditagli mercoledì dal presidente del consiglio superiore dei Beni culturali Andrea Carandini.


Davanti all'incredibile e superficiale via libera dato da palazzo Chigi al disegno di portare in una ex cava a meno di un chilometro in linea d'aria da uno dei siti archeologici più importanti del mondo la nuova discarica dei rifiuti solidi urbani della città di Roma, almeno lui ne ha tratto le dovute conseguenze. Tutto questo mentre il ministro dei Beni culturali Ornaghi affidava le proprie rimostranze alle seguenti parole di fuoco: «Rimango contrarissimo».

Reazione in linea con il suo profilo. Finora Ornaghi non ha certo lasciato un segno indelebile nella storia di quel ministero. L'ultima iniziativa di spicco è stata la nomina nel Consiglio di amministrazione della Scala di Milano di un suo collaboratore all'Università Cattolica, Alessandro Tuzzi, al posto del finanziere Francesco Micheli. Difficile poi stupirsi se c'è qualcuno, come il suo predecessore Giancarlo Galan, convinto che questa sarebbe stata per lui l'occasione buona per un gesto finalmente incisivo: mettere sul tavolo del presidente del Consiglio la propria lettera di dimissioni, tanto la cosa è da considerarsi inaccettabile per qualunque ministro dei Beni culturali.


L'area della nuova discarica: in basso il castello di CorcolleLe conseguenze dell'insediamento di una discarica di rifiuti solidi urbani a due passi da Villa Adriana sono molteplici. Giulia Rodano dell'Idv ricorda che «L'imperatore Adriano fece erigere la sua villa sulla scia del ponentino». Concludendo che «grazie al prefetto Giuseppe Pecoraro (il commissario ai rifiuti, ndr) grazie a Renata Polverini, grazie a Monti, nel Ninfeo, nelle grandi Terme e nei laghetti al posto del ponentino arriverà presto il tanfo della spazzatura».


Per non parlare di un'altra preoccupazione ben più seria rilanciata anche da Italia Nostra, visto che a due passi dal sito destinato forse ad accogliere l'immondizia dei romani che la discarica di Malagrotta non può più contenere, passa l'acqua potabile diretta alla capitale.



Ma qui si rischia anche un effetto collaterale devastante sul piano internazionale: la sicura revoca del bollino Unesco. Dal dicembre 1999 l'Onu ha dichiarato Villa Adriana patrimonio dell'umanità. Il mantenimento di quella prestigiosa tutela è vincolato a certi requisiti, periodicamente verificati dai responsabili delle Nazioni Unite.

Una discarica di rifiuti a 800 metri dal confine dell'area tutelata comporterebbe automaticamente la perdita di quello status. E per un governo come quello di Monti, il cui principale punto di forza è quello di aver saputo risollevare l'immagine internazionale dell'Italia, sarebbe una clamorosa disfatta. L'avvertimento è già arrivato. «Riguardo il progetto di discarica nei pressi di questo Patrimonio dell'Umanità, si fa presente che è stata già espressa preoccupazione allo Stato membro e si è in attesa di una relazione», ha scritto la signora Petya Totcharova, capo area dell'Unesco.


Anche se forse per Villa Adriana cambierebbe poco o nulla, almeno dal punto di vista economico. Perché da quando ha il bollino dell'Unesco quel sito ha perduto circa il 42% dei visitatori paganti. Nel 2011 sono stati appena 109.078, contro i 187.202 del 2000. Quasi 20 mila in meno rispetto ai biglietti staccati dal Museo storico del Castello di Miramare a Trieste. In un anno come quello trascorso, nel quale i nostri musei e siti archeologici hanno registrato una notevole ripresa, con un aumento del 7,5% dei visitatori complessivi e del 4,9% di quelli paganti, la villa dell'imperatore Adriano si è dovuta accontentare di 267 turisti in più disposti a sborsare qualche euro per vedere le sue meraviglie: +0,2%. Mentre le presenze totali sono persino diminuite del 2,4%.

Avvilente è il confronto con gli altri beni artistici e monumentali del Lazio. Nel 2011 i visitatori totali nei siti della Regione sono aumentati del 13,7%, con una crescita del 5,3% per quelli paganti. Per il circuito archeologico Colosseo-Palatino-Fori imperiali sono stati venduti 4 milioni 134.430 biglietti, il 7,9% in più nei confronti del 2010.


«Villa Adriana è ancora di competenza dell'Italia?»: immaginiamo già quale potrebbe essere, se il progetto Corcolle andasse in porto, il titolo del quotidiano francese Le Monde , che non più tardi del 19 maggio ha dedicato nell'inserto culturale del sabato tre pagine agli scandali di Pompei chiedendosi appunto: «Pompei est-elle encore de la compétence de l'Italie?».


Per fortuna la storia non può considerarsi conclusa. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini è convinto che ci siano i margini e gli strumenti per impedire la discarica. Mentre la tempesta che si è scatenata ieri ha indotto il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, nel ringraziare Monti per aver confermato la fiducia nel suo prefetto Pecoraro, ovvero il principale sostenitore dell'operazione Corcolle, a chiedere un chiarimento nel consiglio dei ministri. E c'è pure chi sospetta che sia tutta una messinscena per arrivare a un finale già scritto: portare l'immondizia a Monti dell'Ortaccio nei pressi di Malagrotta, proprietà dell'ottantaseienne Manlio Cerroni, il re dell'immondizia romana. In ogni caso il nodo va sciolto prima del 24 giugno, quando i big dell'Unesco si riuniranno a San Pietroburgo per esaminare il dossier.


Resta il fatto che l'assurda vicenda di cui parliamo, comunque vada a finire, è una fotografia perfetta dell'Italia di oggi. Un Paese nel quale nessuno è mai responsabile: non lo è la politica, che scarica le decisioni difficili sui commissari; non lo sono i commissari, che alla fine devono sempre rendere conto al governo; non lo è il governo, perché le competenze sono anche di Regioni, Province e Comuni. E poi c'è sempre il classico ricorso al Tar che blocca tutto. Un Paese nel quale si può fermare il cantiere della metropolitana di Roma senza limiti di tempi né di costi perché venti metri sottoterra è stato scoperto un resto di scarsa importanza, ma poi è possibile fare una megadiscarica a due passi da un patrimonio dell'umanità. Soltanto perché, con tutto il rispetto, l'ha deciso un prefetto.

Riportiamo l'articolo da roma.repubblica.it in cui si parla della discarica di Corcolle.


Rifiuti a Corcolle, c’è l’ok di Palazzo Chigi
Sì alla discarica vicino al sito patrimonio dell’Unesco

Lettera al prefetto dalla presidenza del Consiglio. Resta la contrarietà dei ministri dell'Ambiente Clini e della Cultura Ornaghi, quella del sindaco Alemanno e delle associazioni



Nella complicata partita dei rifiuti di Roma, Giuseppe Pecoraro incassa il via libera più autorevole, quello di cui aveva bisogno per superare i veti politici (e procedere con le deroghe su quelli tecnici) che si frappongono alla costruzione di una discarica a Corcolle. Da Palazzo Chigi arriva il lasciapassare ufficiale (sotto forma di lettera) che consentirà al prefetto e commissario ai rifiuti di procedere all'esproprio della cava situata a 700 metri dalla zona di rispetto che protegge Villa Adriana a Tivoli. A quel punto Pecoraro potrà avviare l'iter per la gara d'appalto europea per la costruzione e gestione della nuova discarica che, alla fine di quest'anno, dovrebbe mandare definitivamente in pensione quella di Malagrotta.

Il condizionale, però, è d'obbligo viste le continue proroghe e visti soprattutto i veti incrociati che permangono, nonostante il via libera della presidenza del Consiglio, su Corcolle. A cominciare dalle rimostranze che senza dubbio giungeranno a Monti dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini e da quello dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi. I due da tempo hanno espresso la loro contrarietà all'ipotesi di una discarica "in una località vulnerabile dal punto di vista idrogeologico", afferma il primo; "a due passi dal sito archeologico di Villa Adriana", aggiunge il secondo. Proteste che potrebbero costringere il premier a portare il dossier sulla discarica di Roma comunque in consiglio dei ministri. 

A quelli di Clini e Ornaghi, poi, si aggiunge il no del Comune 
di Roma. Perché se Renata Polverini ha sempre appoggiato le scelte del prefetto e Nicola Zingaretti pare prossimo a convincersi della bontà degli studi forniti da Pecoraro, Gianni Alemanno resta convintamente contrario alla discarica nell'VIII municipio. E poi c'è il Tar, che discuterà nei prossimi giorni il ricorso della Brixia, la società proprietaria della cava di Corcolle. Se dovesse arrivare la sospensiva dei giudici amministrativi, la road map di Pecoraro potrebbe subire uno stop importante. Inoltre, a complicare il tutto, c'è il no dei comitati che hanno scritto a Monti, hanno mobilitato testimonial, hanno studiato il territorio e il progetto preliminare del prefetto e sono convinti che "una discarica lì è dannosa e inutile, visto che la capienza della cava è insufficiente rispetto alle migliaia di tonnellate di rifiuti prodotte a Roma". 


Niente da fare, però. Per Pecoraro, supportato dagli studi dell'Arpa e del dipartimento di ingegneria ambientale dell'Università di Tor Vergata, Corcolle è il sito migliore per ospitare una discarica soprattutto in tempi rapidi. Nei giorni scorsi ha inviato la sua documentazione a Palazzo Chigi e gli uffici di Mario Monti l'hanno studiata mentre il premier era impegnato al G8 negli Usa. Poi, ieri, la lettera tanto attesa dal prefetto, che sicuramente si porterà dietro una valanga di proteste da parte dei comitati.

Ecco il video da repubblica.it della manifestazione del 19 maggio contro la discarica a Corcolle 

Discarica Corcolle: l'Autorità di Bacino dice 'no'

Discarica Corcolle: l'Autorità di Bacino ribadisce il 'no'
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Aggiornamenti sulla discarica di Corcolle da torri.romatoday.it


Discarica Corcolle: l’Autorità di Bacino ribadisce il ‘no’

Il coordinamento Salviamo Villa Adriana, Italia Nostra e il Comitato Uniti contro le Discariche sottolineano l'ennesimo parere negativo inviato al Prefetto: "Scelta scandalosa"





L'Autorità di Bacino, con una recente missiva al Prefetto, non solo ribadisce il parere negativo su Corcolle perché il progetto 'non contiene una adeguata valutazione dei rischi di impatto sulle acque superficiali e sotterranee' ma evidenzia al Commissario quei riferimenti di legge nazionali (di recepimento di direttive comunitarie) che non sono comunque derogabili". Lo dichiarano il coordinatore del movimento Salviamo Villa Adriana Urbano Barberini, il presidente di Italia Nostra Roma Carlo Ripa di Meana e Gianni Innocenti del Comitato Uniti contro discariche.

SCELTA SCANDALOSA - "Non solo - proseguono - l'Autorità di Bacino, presieduta dal ministero dell'Ambiente, ricorda al Prefetto che, nel tentativo di coadiuvarlo, ha indicato siti alternativi idonei per i quali non servirebbe il ricorso a poteri di deroga. Dopo un anno di lavoro - commentano - è scandaloso osservare che sia stato scelto il sito con il maggior numero di vincoli e che ancora oggi il commissario consideri idoneo l'unico sito che non offre certezze in merito alla possibilità di superarli come ribadito dall'Autorità di Bacino e dal Minambiente. Il Prefetto non può violentare la legge a colpi di deroghe e non può pretendere dal Presidente del Consiglio deroghe infinite pur di fare la discarica a Corcolle". (Fonte Ansa)

VINCOLI - Barberini, Ripa di Meana e Innocenti che fanno una sorta di cronistoria della vicenda sottolineando ancora una volta come si sia intrapresa una strada sbagliata dal principio: "Si è deciso di risolvere il problema dell'emergenza partendo dal sito con il maggior numero di vincoli, a colpi di deroghe, contro il parere formale di tutte le Autorità competenti, causando un conflitto Istituzionale ed anche un grave danno all'immagine internazionale del nostro Paese. Il Prefetto abbia il coraggio di ammettere al Presidente del Consiglio Monti ed all'opinione pubblica che il risultato del suo lavoro ha portato alla scelta di un sito inidoneo con una volumetria disponibile di solo 800.000 metri cubi , contro i 3 milioni di fabbisogno della Capitale. La scelta di Corcolle è l'ammissione della volontà di mantenere Roma in un perenne stato di emergenza. Roma non deve diventare Napoli e Corcolle non deve diventare Chiaiano. Nel rispetto del principio di precauzione - conclude la nota congiunta - il Prefetto deve smentire formalmente e scientificamente la denuncia delle Autorità competenti in riferimento non al livello della falda (documentato da abbondanti studi) ma al rischio di inquinamento delle acque idropotabili in considerazione del fatto che il quadrante est di Roma è l'unico che, ancora oggi (come 2000 anni fa), serve la Capitale d'Italia (basta guardare la Fontana di Trevi e chiedersi da dove arriva quell'acqua)".
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Discarica Corcolle: tutti contro Alemanno

Riportiamo un articolo del 15/05/2012 di torri.romatoday.it in cui si parla della discarica si Corcolle.

Il Commissario Pecoraro e la governatrice Polverini ribadiscono la scelta dell'VIII Municipio come possibile sito per il post Malagrotta. Il sindaco colpevole "di non aver indicato in tutto questo tempo proposte concrete". Attacco al Primo Cittadino anche dai Verdi: "Boccia il già bocciato"

di Mauro Cifelli 15/05/2012

 Un polverone. Al centro del dibattito il sindaco di Roma Gianni Alemanno che dopo aver affermato il suo 'no' a nome del Comune alla possibile discarica di Corcolle - San Vittorino si trova nel centro del girone infernale attaccato a destra e a sinistra da 'amici' e 'nemici'. Primo Cittadino che domenica scorsa ha visitato la cava della possibile immondizia del post Malagrotta pubblicando un video nel quale ha preso una posizione chiara affermando che "la discarica di Corcolle non si può e non si deve fare". Una dichiarazione accolta positivamente dai Comitati contrari alla scelta e da buona parte dei residenti del versante orientale della città ma che non ha mosso di un millimetro le posizioni del commissario straordinario Giuseppe Pecoraro e della presidente della Regione Lazio Renata Polverini che hanno illustrato in questi giorni alla stampa le motivazioni del 'si' alla possibilità di Corcolle. ALEMANNO VS PECORARO - Commissario straordinario Giuseppe Pecoraro che ha ribadito per l'ennesima volta da Bruxelles (dove la settimana scorsa si è discussa la petizione presentata dal Comitato Rifiuti Zero Corcolle contro la localizzazione nel versante orientale della città) il perchè della scelta della cava di San Vittorino, dovuta principalmente a due fattori: la conformità e l'ampiezza del sito che potrebbe permettere la realizzazione di una discarica per rifiuti non pericolosi in tempi molto stretti, e la possibilità di abbancare la cava in situazione ottimale con una cubatura disponibile di 2 milioni di metri cubi. Presa di posizione del Prefetto riaffermata anche all'indomani delle dichiarazioni del sindaco da Corcolle: "Nella vita di un funzionario pubblico a volte bisogna fare scelte obbligate anche se dolorose. Ma bisogna scegliere rispetto all'interesse pubblico, é necessario. E questo è il caso in questione. Da parte mia non c'é naturalmente alcuna intenzione di ledere alcun territorio, ma il mio obiettivo è superare l'emergenza, e per farlo bisogna fare delle scelte". Dichiarazioni in relazione al quale Alemanno ha tagliato corto a margine del D-Day organizzato dall'associazione nazionale costruttori edili ribadendo: "Siamo contrari alla scelta di Corcolle. il Prefetto deve prendere una decisione e noi attendiamo questa scelta". POLVERINI VS ALEMANNO - Lavoro del Commissario Pecoraro sostenuto appieno dalla governatrice Renata Polverini che ha definito la "situazione ingarbugliata" anche in virtù del fatto che "il Comune di Roma ha chiesto una proroga ma non ha indicato siti alternativi a Malagrotta". Presidente Polverni che "sostiene il lavoro di Pecoraro e le sue indicazioni fatte con coraggio" mandando un messaggio chiaro ad Alemanno e i detrattori della discarica di Corcolle: "Non è giusto che sindaco e altre istituzioni ostacolino il suo lavoro". Dichiarazioni che Alemanno ha rimandato al mittente sottolineando che "non è corretto dire che il Comune non ha scelto: il Comune ha detto che nel proprio ambito non ha trovato siti idonei. Il territorio del comune vale come quello degli altri comuni all'interno del territorio provinciale e quindi è la Regione che deve scegliere tra i diversi ambiti. VERDI VS ALEMANNO - Dichiarazioni di Alemanno criticate anche da chi è contrario alle discariche per natura, come il presidente dei Verdi Nando Bonessio: "Bella la vita. Così si potrebbe dire ad Alemanno che anziché lavorare su soluzioni concrete e sostenibili si diletta, durante il week end, nell'inutile sport di bocciare siti già bocciati e assolutamente improponibili come Corcolle e Monte Carnevale anziché lavorare seriamente per mettere a punto una raccolta differenziata degna di una capitale europea". Visita a Corcolle inutile, secondo il partito ambientalista: "Un sindaco inefficace come questo Roma non lo aveva mai visto. Da Alemanno non è arrivata in questi mesi la benché minima proposta di soluzione, anzi si sono sentiti solo lamentele sul fatto che percentuali di differenziata comuni in tutte le città d'Europa sarebbero 'impossibili' a Roma, come se a Parigi a Berlino e a Londra non ci fossero le tipiche problematiche dei centri storici. Alemanno nell'evitare ed eludere i problemi non è secondo a nessuno. La sua visita a Corcolle, chiamata pomposamente sopralluogo è stata infatti inutile e tardiva visto che il sito in questione era già stato escluso da tutti gli attori, a cominciare dai cittadini, a eccezione del commissario Pecoraro.

Anas: da maggio pedaggi su Gra e Sa-Rc Zingaretti e Alemanno: pronti al ricorso


Articolo del Messaggero.it del 21 gennaio 2011 in cui si parla dell'eventuale (e assurdo) pedaggio riguardante il Grande Raccordo Anulare.

Il sindaco: i romani non pagheranno. Matteoli: approfondimenti
prima di decidere. Pd: smascherate le bugie di Alemanno


ROMA - «Un primo tratto dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria e il Grande raccordo anulare di Roma dovrebbero essere compresi nella lista delle tratte di strade e autostrade Anas a pedaggio dal 1° maggio prossimo»: lo ha detto il presidente dell'Anas, Pietro Ciucci, aggiungendo che nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri che indicherà la lista delle tratte a pagamento, dovrebbero essere indicati «oltre 1.200 chilometri» da sottoporre a pedaggio su un totale di 1.300 chilometri in gestione Anas. Immediate le reazioni del presidente della provincia di Roma, Zingaretti, che annuncia nuovi ricorsi al Tar, e del sindaco di Roma, Alemanno, pronto ad appoggiarlo. Il ministro Matteoli, però, frena e dice che ancora la questione non è chiusa. Attacca il Pd che definisce le parole di Ciucci «una smentita alle bugie di Alemanno».

Ciucci: tariffe su tratte Anas inferiori alla media nazionale. «L'entità delle tariffe - ha dettoCiucci - applicate, dal 1° maggio prossimo, su tratte di strade e autostrade gestite dall'Anas, sarà fissata più avanti con un successivo decreto sulla base di piani di finanziamento relativi all'intera rete destinata al pedaggio. Saremo senz'altro al di sotto della tariffa media nazionale del settore autostradale. Costerà di meno, non certo di più».

Zingaretti: pronti a ricorrere nuovamente al Tar. «Contro questo iniquo balzello che colpisce studenti, lavoratori, pendolari di Roma e provincia siamo pronti a ripresentare un ricorso al Tar - ha annunciato il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti - Lo faremo appena questo governo, che si conferma il governo delle tasse, emanerà il decreto su cui potremo ricorrere. Siamo convinti che, come l'altra volta, numerosi comuni del nostro territorio parteciperanno alla nostra iniziativa: lo scorsa estate questa battaglia comune si rivelò vincente e bloccò gli aumenti che l'Anas aveva applicato ai caselli autostradali. Ci batteremo così determinati, dalla parte dei cittadini, anche questa volta».

Alemanno: pronti a sostenere i ricorsi al Tar. «Siamo pronti a sostenere il ricorso al Tar annunciato oggi dalla Provincia di Roma - dice il sindaco di Roma, Gianni Alemanno - Ribadisco che i romani non pagheranno il Grande raccordo anulare, il progetto dell'Anas è solo quello di far pagare gli accessi all'autostrada. Il Gra, per chi si sposta su Roma, è gratuito. Vogliamo però intervenire anche a tutela dei pendolari e di tutti coloro che utilizzano questa strada con frequenza, per motivi di lavoro o di studio, per loro ci saranno degli sconti. E se arriveranno ulteriori impugnative e possibilità di far saltare anche il costo degli avvicinamenti agli accessi autostradali, sosterremo questi tentativi».

Polverini: garantire la gratuità anche ai pendolari. «Noi stiamo già chiedendo un tavolo al ministero - ha detto la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini - per vedere in maniera più specifica la questione dei pendolari, perché mi pare che per quanto riguarda i romani non ci siano problemi. Chiaramente noi abbiamo il dovere di garantire anche ai pendolari la gratuità del Gra. Su questo mi pare di aver letto che il ministro Matteoli parla di tempi per approfondire, quindi cercheremo di occuparci della questione insieme a loro nei prossimi giorni». A chi le chiedeva quali fossero stati gli esiti dell'idea di regionalizzare il Gra, lanciata mesi fa, la governatrice ha risposto: «E' ancora lì, non c'è stato detto di no. Noi l'abbiamo comunicato formalmente, quindi al di là della convinzione politica c'è una lettera inviata che pone la questione anche sul piano burocratico-amministrativo».

Matteoli: ancora approfondimenti su pedaggi tratti Anas. «Sul pedaggiamento di alcune tratte autostradali gestite da Anas - dice il ministro delle Infrastrutture e trasporti, Altero Matteoli - è in corso un approfondimento, tenendo conto anche delle istanze degli enti locali, in particolare di coloro che utilizzano le autostrade con frequenza, per motivi di lavoro o per collegamenti nell'ambito urbano. Dopo questa fase si procederà a redigere il testo definitivo del Dpcm che è in elaborazione».

Meta: gioco delle parti tra Anas e Matteoli. «Le parole di Ciucci smascherano definitivamente i disperati tentativi del sindaco Alemanno e del Pdl di salvare la faccia sul pedaggiamento del Gra e di altri 1300 chilometri di autostrade in gestione Anas. Sui nuovi pedaggi nei 1.300 chilometri di autostrade Anas non sappiamo più a chi credere - dice Michele Meta, deputato e capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla Camera - Solamente ieri il ministro Matteoli precisava che il decreto con il quale si individuano le nuove tratte Anas da pedaggiare era pronto e mancava solo la firma del ministro Tremonti. Oggi, invece, Matteoli si affretta a smentire il presidente dell'Anas, che ha chiarito come nel decreto governativo siano inclusi sia il Gra di Roma che la Salerno-Reggio, precisando di voler prendere ulteriore tempo nonostante siano trascorsi abbondantemente i quarantacinque giorni previsti dalla legge per emanare il Dpcm. Mancano solo cento giorni all'avvio del nuovo sistema di video pedaggi che è costato alle nostre tasche 150 milioni di euro, e la confusione regna sovrana, con l'Anas che insiste affinché siano colpiti in maniera indiscriminata i pendolari di Roma e Provincia, come quelli della Salerno-Reggio e di altri raccordi. E con il governo che, in un irresponsabile gioco delle parti, non vede l'ora di fare qualche soldo in più tassando i cittadini che non hanno alternative all'utilizzo dell'automobile».

Codacons studia azioni di protesta. «Qualora la sciagurata idea di predisporre pedaggi su Gra dovesse divenire realtà - dice il presidente del Codacons, Carlo Rienzi - metteremo in campo azioni di protesta da parte dei cittadini e inviteremo gli automobilisti a rifiutarsi categoricamente di pagare qualsiasi pedaggio, fornendo assistenza sul piano legale e dimostrando l'illegittimità di tale balzello. Trasformare il Gra in una arteria a pagamento è un'idea folle, oltre che illegittima. Folle perché determinerebbe il blocco totale della circolazione nella capitale, con gli automobilisti che, pur di non pagare l'ennesimo balzello, utilizzerebbero strade alternative, che di certo non sono in grado di reggere il traffico del Grande raccordo. Illegittima, perché i cittadini già pagano le infrastrutture stradali attraverso una miriade di tasse, a partire da quelle sulle retribuzioni, tasse che servono anche a finanziare tali servizi. Il pedaggio sul Gra sarebbe quindi una duplicazione assurda di un qualcosa che si è già pagato».

Croppi: "Alemanno non ha sacrificato me in realtà ha sacrificato se stesso"

Pubblichiamo l'articolo di Repubblica del 17 gennaio 2011 in cui l'assessore Croppi spiega i motivi della sua esclusione.

L'assessore "licenziato": "Ha dovuto accettare un compromesso al ribasso. Spero che da qua possa ripartire un lavoro per il bene della città e in questo avrà tutto il mio conforto e se crede la mia collaborazione"

"Tutta la vicenda è stata gestita con schemi di battaglia fino alla mezzanotte di giovedì. Nelle ore successive è sfuggito di mano il progetto complessivo. Alemanno non ha sacrificato me o mi ha difeso debolmente. Lui ha sacrificato se stesso. E gliene do atto, non gli ho rimproverato nulla stamattina. Ha dovuto accettare un compromesso a ribasso. Spero che da qua possa ripartire un lavoro per il bene della città e in questo avrà tutto il mio conforto e se crede la mia collaborazione". Con queste parole l'ex assessore capitolino alla Cultura Umberto Croppi, nel suo discorso alla conferenza indetta alla Camera dei Deputati, ha cominciato a raccontare il suo incontro di questa mattina col sindaco.

"Quello che è avvenuto negli ultimi venti giorni di parentopoli - ci tiene a sottolineare Croppi - l'ho vissuto con Gianni minuto per minuto, ed era emersa già l'esigenza di avviare un processo vero. Si era deciso il rimpasto di cui si parlava da mesi. I due più sacrificati, De Lillo e Marchi, erano in pregiudicato da tempo: poveracci, pagavano la loro debolezza. Ma si decise di non designare vittime sacrificali e procedere a un rimpasto con la formula dell'azzeramento e del rinnovo, e che portasse dentro tecnici importanti".

"La conclusione" aggiunge l'ex assessore "è che continuo il mio impegno politico solo articolandolo in modo nuovo. Ora ho tempo a disposizione per impegnarmi più di quanto fatto finora per Futuro e Libertà. Lo faccio come una prosecuzione naturale, senza né ripiegamento, né avanzamento né rivalsa, ma da animale politico quale sono sempre stato, continuerò ad impegnarmi per la città e il Paese. Questo è un mio obiettivo e ora tornerò a farlo in prima persona".

E ancora: "Gianni mi conosce. Lui sa che ho una mia dignità, sa che io ero il suo collaboratore più politico e quindi sa che che non e' la formula risarcitoria che può offrirmi. Ci siamo lasciati con un abbraccio, con gli auguri, con una disponibilità a collaborare reciprocamente valutando tutte le formule possibili, e col mio impegno ad un atteggiamento di correttezza di cui non c'era bisogno. Per due motivi: primo perché a differenza di molti esibizionisti io sono cattolico davvero e applico il valore della 'pietas', poi non voglio passare per coglione o rompicoglioni".

"Fino a giovedì sera ho rilasciato interviste in cui ritenevo sinceramente che avrei continuato a fare l'assessore e che avrei accettato comunque di continuare a collaborare con Alemanno in qualsiasi ruolo. Ora non c'è rivalsa, né amarezza, perché conosco le modalità di una crisi. Paradossalmente vi si puo' essere preparati. Ho pagato lo scotto nel fatto che c'era una assoluta certezza che la mia nomina non sarebbe mai stata messa in discussione".

"E' vero, come dice un giornalista, che sono stato regista del mio suicidio. Forse se ci fosse stata una mia incertezza, le autorevoli e massicce attestazioni di solidarietà sarebbero arrivate preventivamente e il gioco dei numeri di Alemanno avrebbe tenuto conto di questo. Ma va bene così - conclude Croppi - Io non ho risentimenti. Sono convinto che Alemanno possa continuare la sua esperienza politica e gli auguro che lo faccia nel modo migliore, e che conduca in modo il meno attaccabile possibile la macchina dell'amministrazione di Roma. D'altronde come il sindaco goda di popolarità a Roma, con un consenso di oltre il 50 per cento".

Infine il bilancio della sua gestione della cultura. Su questo Croppi dice che vuole essere sintetico ma non brevissimo, per sviscerare "i traguardi e i successi di due anni e mezzo di lavoro", dall'inaugurazione del Macro alla rete delle Accademie, in barba a quelli che bollavano un'amministrazione di centro-destra come "l'orda dei barbari che spegnevano Roma. Le stesse persone - incalza - che oggi mi manifestano la loro solidarietà". Parte dai ringraziamenti. Da quelli "più sentiti" verso il suo staff di collaboratori che "hanno perso il posto", verso gli altri dipendenti dell'assessorato e verso "tanti altri che hanno lavorato con me in modo volontario, perché - ci tiene Croppi a sottolineare - ho preferito seguire una linea diretta senza sotterfugi coinvolgendo professionisti che in modo volontario si sono messi a disposizione. Se c'e' un merito, l'unico che mi riconsco, e' di essere riuscito a motivare e a trarre motivazione da queste persone".

Su una cosa, ci tiene a far chiarezza Croppi: "In una situazione finanziaria obiettivamente difficile, con una macchina incompleta, non abituata ad un lavoro cosi' come io l'ho concepito, abbiamo dovuto sopperire con inventiva". Con orari che "non mantenevano certo la qualità della mia vita, come mi prefiguravo all'inizio", racconta, la giornata da assessore scorreva come un "ambulatorio in cui ho ascoltato e lavorato con tutti quelli che venivano a sottoporre progetti e idee, sopperendo alle difficolta' finanziarie". Prima regola, dice Croppi, la trasparenza: tra bandi pubblici, commissioni di tecnici e presentazione alla stampa. Visto che per la campagna elettorale Alemanno gli aveva chiesto di scrivere il programma culturale, conferma Croppi "Per me il timone e' stato il programma elettorale.

E il primo punto era Roma contemporanea". "Sono stato anche fortunato - confessa - a coincidere con l'apertura del Maxxi, ma il Macro era un cantiere che andava avanti da dieci anni. Se c'è un evento per cui forse il mio nome sarà ricordato nelle cronache di Roma, è l'aver tagliato il nastro di via Nizza col sindaco". Ricorda quando decise di non riconfermare Danilo Eccher alla direzione, sollevando critiche, e ricorda che fu proprio Eccher che alla pre-inaugurazione di maggio scorso gli disse: "Debbo riconscere che se non ci fossi stato tu questo museo non si sarebbe aperto". E avverte oggi, Croppi che nei primi 30 giorni di apertura il Macro ha avuto 60mila visitatori.

Cita, poi, il cantiere della Pelanda: "Ho fatto un debito fuori bilancio - ironizza - servivano 60mila euro per la pavimentazione, e ho chiesto all'azienda di adare avanti coi lavori perche' avrei trovato i soldi. Poi non l'ho trovati". E annuncia che "vincendo non poche resistenze, sono riuscito con le ultime due delibere a far attribuire al Macro la Pelanda e i padiglioni, in modo che il Macro diventi di fatto la più vasta realtà dedicata all'arte contemporanea. E l'istituzione della Fondazone Macro".

Ricorda la fiera dell'arte contemporanea, Road To contemporary Art (anche il patron Casiraghi era oggi presente alla conferenza) che "in tre anni è diventato tra i 5 appuntamenti internazionali più prestigiosi. E' stata abolita la Notte Bianca: "Non ne ero convinto ma fui costetto dai tagli. Eppure ho sentito come un sospiro di sollievo da parte della città. Non credevo fosse utile concentrare tutto in una notte, ma gli orari serali erano una aspetto da tenere in considerazione". Così sono nate la Notte dei Musei, i Musei in Musica, e "i Musei di Roma sono diventati laboratori viventi. Musei poco noti hanno registrato un aumento ulteriore del 6 per cento di visite a fronte del calo europeo del 20 per cento".

Ancora, tra le iniziative, il BrasCaffé, i bandi per la gestione del Teatro Torlonia e Serra Moresca, l'apertura di Casa Moravia grazie ad una donazione. Se c'è amarezza è per due progetti cui teneva molto: "Purtroppo non sono riuscito a fare la stessa operazione con la Casa Balla che però è imminente. E l'utilizzazione degli spazi di via Crispi dove c'era la Galleria comunale d'arte contemporanea. Lì avrei voluto fare con Laura Biagiotti un museo dedicato a Giacomo Balla con le opere della collezione privata della stilista per la città. Spero che qualcuno lo porti a termine".

Confida nelle seconda edizione della Festa dell'architettura. Mette in conto la formula rinnovata del Festival delle Letterature, la manifestazione "Roma si Iibra". Per la Musica, pensa alla rete di sinergie istituzionali, tra Auditorium, istituti di cultura, università, per la musica contemporanea. E non da ultime, le accademie.
Ricorda quando andò a far visita all'Accademia di Romania e la direttrice gli disse: "Assessore, dopo re Vittorio Emanuele II, lei è la prima istituzione che ci viene a fare visita". Una realtà per cui Croppi ha voluto realizzare un sito internet per tenere in rapporto le accademie e le ambasciate. "Mi apprestavo ora ad affrontare l'anno più difficile dal dopoguerra, con un bilancio che ha problemi giganteschi, e mi sarei trovato in una situazione difficile - conclude - Basti pensare che il solo Macro costerà a regime 8 milioni di euro l'anno. Io l'avrei fatto attraverso una serie di rapporti costruiti con progetti e trovando forme di governance specifiche. Se Gasperini vorrà gli fornirò i contenuti di questo sistema".

Alemanno e l'esclusione di Croppi "E' di Fli e non aveva appoggi"


Articolo di Repubblica.it del 17 gennaio 2011

Pubblichiamo la risposta del sindaco di Roma all'esclusione dell'assessore Croppi

Il sindaco nel corso di una intervista tv ha spiegato le ragioni che hanno ispirato le scelta per formare la nuova giunta. "L'Udc ha promesso una posizione costruttiva". E sui rifiuti nessun rischio: "Non perseguiremo la strada percorsa dalla sinistra in Campania"

"Croppi ha lavorato bene, e tutti glielo riconoscono, però purtroppo non aveva sostegno in consiglio comunale. Con la scelta di avvicinarsi a Fli non c'era un solo consigliere disposto ad appoggiarlo", Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervistato da Maurizio Belpietro a "Mattino 5", ha spiegato le ragioni dell'esclusione dalla nuova giunta capitolina dell'ex assessore alla Cultura.

Per quanto riguarda la nuova giunta Alemanno ha spiegato che "gli obiettivi sono gli stessi ma con la nuova giunta si raggiungeranno prima e saranno più solidi". Alemanno ha poi ribadito quali sono gli obiettivi da raggiungere: "Decoro e sicurezza della città e progetti veri di modernizzazione della capitale".

"Con il Pdl e la mia lista civica non abbiamo bisogno di altri voti perché ne abbiamo già 37 su 60", ha detto il sindaco, spiegano che la formazione della nuova giunta capitolina non porta ad un allargamento della maggioranza all'Udc o alla Destra. Anche se, a giudizio del primo cittadino, diverso sarà l'atteggiamento di questi due partiti rispetto all'"Alemanno-bis".

"La Destra di Storace in questo momento ha la bava alla bocca e strilla costantemente perché voleva un assessore; però gli ho spiegato che non c'era spazio nei dodici". Quanto all'Udc, un segnale di apertura era arrivato con la nomina alla cultura di Dino Gasperini, eletto nell'Udc e poi passato al Pdl, il cui nuovo incarico apre le porte del consiglio comunale al primo dei non eletti nelle liste del partito di Casini. "Ma l'assessore Gasperini non è vicino all'Udc e fa parte del Pdl ormai da tre anni" ha precisato il sindaco aggiungendo che comunque "l'Udc ha promesso una posizione costruttiva, che ci auguriamo lo differenzi da un Partito Democratico che finora ha mostrato solo una volontà distruttiva di cancellare questa esperienza di amministrazione che viene dopo 15 anni ininterrotti di governo da parte del centrosinistra".

"Il debito è solo di Veltroni e Rutelli. Noi non abbiamo aggiunto un solo euro in più rispetto a quello ereditato al 28 aprile 2008", ha aggiunto il sindaco di Roma in merito alle difficoltà economiche del Campidoglio. "Stiamo fronteggiando un bilancio difficile - ha spiegato il sindaco - e in questi tre anni abbiamo mantenuto gli equilibri. L'anno in corso sarà ancora più difficile per i tagli fatti da Tremonti nei confronti di tutti i Comuni". Tuttavia, nonostante le difficoltà, "noi non percorreremo la strada scelta dalla sinistra, ovvero quella di continuare ad aumentare il debito con feste o altre iniziative sulle spalle dei cittadini futuri o dei nostri figli", ha concluso Alemanno, la cui priorità è di "tagliare sulle spese inutili e sugli sprechi".

Nel corso dell'intervista si è parlato anche dei rifiuti. "Essendoci sia in Comune che in Regione un'amministrazione di centrodestra, non perseguiremo la strada percorsa dalla sinistra in Campania", ha spiegato Alemanno, assicurando che a Roma e nel Lazio non scoppierà l'emergenza rifiuti come a Napoli in altre grandi città italiane. "Con Renata Polverini e la Regione Lazio - ha ribadito il sindaco - siamo già d'intesa per avviare rapidamente un'alternativa alla discarica di Malagrotta. Non dobbiamo metterci sulla stessa scia di coloro che, con la 'politica del no', hanno poi creato il disastro di Napoli".

"La differenziata - ha aggiunto - da quando sono sindaco è passata dal 17% al 22%. Quindi l'abbiamo aumentata del 5% e già questo è un segnale. Dobbiamo arrivare al 35%". "Bisogna ricordare - ha aggiunto - che ogni punto percentuale a Roma rappresenta un grande sforzo perché ci troviamo davanti ad una città con tre milioni di abitanti".

Esclusa, per l'ennesima volta, la possibilità di lasciare di il suo ruolo di sindaco per un incarico nazionale: "Ribadisco - ha detto - che io voglio fare il sindaco di Roma e conquistare il consenso dei cittadini per essere rieletto nel 2013. Fare bene il sindaco di Roma è già di per sè un impegno di carattere nazionale". "Per rilanciare il Paese - ha concluso Alemanno - serve una Capitale forte e produttiva, che sia in grado di competere a livello internazionale con le altre Capitali".

"Per compiacere Berlusconi licenziato Croppi" Mobilitazione bipartisan del mondo della cultura



Articolo di Repubblica.it del 14 gennaio 2011

Numerose reazioni all'annuncio dell'esclusione. Appelli dalla Maraini a Buttafuoco, dalla Concia a Leoluca Orlando. Durissimo il capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà Italo Bocchino: "La nuova squadra è degna di Retromanno"

All'inizio Gianni Alemanno ha giustificato così l'esclusione dalla giunta del finiano Umberto Croppi. "La sua non conferma alla Cultura" ha detto "è legata ai numeri e al peso in consiglio comunale". E alla domanda se fosse, a questo punto, più importante il peso politico rispetto alle competenze, Alemanno ha risposto: "Non è in discussione la competenza ma i numeri contano, in democrazia è così". All'assessore capitolino uscente potrebbe essere assegnato un nuovo incarico? "Parlero' con lui nei prossimi giorni", ha concluso il sindaco.

Ma il mondo della cultura romana e non solo è in rivolta per il ''sacrificio'' di Umberto Croppi che esce dalla giunta capitolina. Una decisione inaspettata per molti che ha scatenato una serie di reazioni: dagli appelli di solidarieta', agli sms per dare un appuntamento a tutti quelli che gli vogliono testimoniare vicinanza. Una mobilitazione particolare per Croppi: ''Stiamo raccogliendo firme di solidarieta' per Umberto Croppi - si legge nell'sms - coloro che si sono sentiti rappresentati da un assessore intelligente, trasparente, competente, libero e indipendente, possono dare la loro adesione e radunarsi al Campidoglio stasera 14 dicembre 2011 alle 19. Mi fai sapere se ci sei?''. Autore del messaggio e' Francesco Cascino, consulente per l'arte contemporanea e la comunicazione culturale.

In un altro appello, che ha gia' raccolto la firma, tra gli altri, di Dacia Maraini, Leoluca Orlando, Ugo Intini, Renato Nicolini, Giampiero Mughini, Pietrangelo Buttafuoco, si legge: ''La notizia del licenziamento di Umberto Croppi priva la citta' di Roma di una personalita' altamente competente nei campi della cultura, delle arti e dello spettacolo. L'incomprensibile decisione del sindaco Gianni Alemanno, frutto evidente di un clima di triste omologazione a logiche di partito e di correnti, sacrifica un assessore alla Cultura come Umberto Croppi che, in quasi tre anni di mandato, ha sempre operato in piena liberta' e in assoluta autonomia, a prescindere dalle appartenenze o dagli schieramenti. Croppi ha saputo valorizzare le migliori esperienze culturali della citta' senza pregiudizi, privilegiando sempre la qualita' delle iniziative''. Ma i messaggi a giungere sono molti anche dal mondo politico ''pur non volendo entrare nel merito delle scelte del sindaco, da cittadina-utente, sapendo di interpretare il sentimento di molti, vorrei che Croppi continuasse a volgere il suo ruolo di assessore alla cultura e dunque spero che Alemanno voglia rivedere la sua decisione'' per Anna Paola Concia, deputata del Pd. ''Nel totale disastro della giunta Alemanno - spiega Concia - uno dei pochi assessori, se non l'unico, che ha cercato di amministrare la cultura a Roma fuori dalle appartenenze e per il bene della citta' e' Umberto Croppi''.

A reagire anche il coordinatore nazionale di Futuro e Liberta', Adolfo Urso, per il quale ''la giustificazione che il sindaco Alemanno ha fornito alla brutale improvvisa sostituzione di Umberto Croppi e' un'offesa alla citta' e una toppa peggiore del buco''. Per Urso ''la cultura nella capitale e' stata ridotta ad una questione di numeri, altro che merito e competenza. L' esperienza ed il buongoverno di Croppi, l'unico vero punto di forza della debole giunta capitolina, sono stati sacrificati - conclude Urso - in nome della peggiore partitocrazia''.

Ed infine durissima la nota del capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà per l'Italia, Italo Bocchino: "La nuova giunta Alemanno anzichè rappresentare un cambio di passo come annunciato, è una giunta retromanno, per citare Dagospia, perchè non innova, così come annunciato, ed ha come unico elemento di novità la cacciata dell'assessore Croppi, riconosciuto come migliore assessore capitolino da tutto il mondo della cultura".

La crisi di Alemanno e il fallimento del fantomatico “modello Roma”


Riportiamo un interessante articolo di Gianmario Mariniello dal sito di Generazione Italia sulla "crisi" che in questo momento riguarda la giunta Alemanno.

Ci dispiace, a esser sinceri. Dopo tanti anni la destra aveva conquistato il Campidoglio e le speranze erano altissime. Purtroppo sono andate deluse. Chi vive a Roma sa bene che la Città, passata nel 2008 da Veltroni ad Alemanno, non è cambiata (nella più benevola delle valutazioni).
Non solo, ma gli scandali recenti, la Parentopoli che ha travolto il Sindaco e tutto il Pdl, la graduatoria del Sole 24 Ore che vede Alemanno in coda alla lista dei Sindaci più graditi, sono tutti sintomi di una stagione deludente del Governo della Capitale, di un “modello Roma” mai nato e di un’Amministrazione in grande crisi.
A proposito di Parentopoli si rende necessaria una riflessione. Più volte su questo sito ho scritto che lo Stato deve dismettere le proprie società, le proprie quote societarie, i propri asset finanziari. Questo ovviamente vale anche per Regioni, Province e Comuni. E non per furore ideologico. Ma semplicemente perchè le Aziende controllate dallo Stato o dal Comune e quindi dalla politica e quindi dai politici di turno, sono regni di clientele, favoritismi, raccomandazioni, ingiustizie e quindi scandali. Detto tra di noi, non potrebbe essere altrimenti, finchè saranno i politici a gestire tali imprese. E poichè la raccolta dei rifiuti, o l’erogazione dell’elettricità (e volendo anche i trasporti) sono attività imprenditoriali che possono essere sicuramente svolte meglio dagli imprenditori validi che ci sono nel nostro Paese (pur se sotto stretto controllo delle Istituzioni) piuttosto che dai politici, ecco che si rende necessaria una grande stagione di riforme che metta fuori la politica dalla gestione delle aziende, che siano esse statali o municipali. Un malcostume condannato anche recentemente da un bel libro di Sergio Rizzo (“Rapaci. Il disastroso ritorno dello stato nell’economia italiana“) che vi consiglio di leggere.
Servono queste riforme. Al Paese. E anche ai politici come Alemanno. Se non altro per evitargli brutte figure.

FLI: BOCCHINO, CONGRESSO A MILANO PER COSTRUIRE L'ITALIA DEL 2020


Riportiamo la dichiarazione dell'On. Bocchino sul congresso costituente del FLI pubblicata sul sito dell'agenzia giornalistica AGI.


(AGI) - Milano, 2 gen. - Italo Bocchino annuncia il congresso costituente del Fli nelle prossime settimane a Milano e invita a "ripartire dallo spirito" di 'Generazione Italia' per "costruire l'Italia del 2020". "Il 2010 e' stato un anno molto movimentato politicamente e un ruolo nel dibattito l'ha certamente avuto Generazione Italia nei suoi primi nove mesi di vita", scrive il capogruppo Fli sul sito di 'Generazione Italia'. "La costituzione della nostra associazione ha rappresentato, nell'aprile scorso, una boccata d'ossigeno nella palude del centrodestra e ha immediatamente aggregato decine di migliaia di persone, tra cui molte nuove all'impegno politico e moltissimi giovani". "Negli ultimi mesi - aggiunge - il duro confronto politico che c'e' stato con Silvio Berlusconi ha fatto inevitabilmente prevalere la tattica parlamentare e la ragione dei numeri, riportandoci a quella quotidianita' politica dalla quale volevano appunto discostarci. Adesso che questa fase e' finita occorre ripartire dallo spirito innovativo, spontaneo e movimentista di Generazione Italia, pensando a che societa' costruire da qui al 2020 e fregandosene di quanti voti di scarto ha il governo in Parlamento". "Tra qualche settimana - prosegue Bocchino - Futuro e Liberta' terra' a Milano il suo congresso costituente e dovremo fare in modo che il suo spirito sia questo sin dall'inizio. L'Italia non ha bisogno di un nuovo partito, ma gli italiani hanno molto bisogno di un partito nuovo e di una coalizione nuova. E hanno bisogno di capire bene che cosa e' successo e che cosa vogliamo fare". Bocchino ricorda che il "Pdl doveva essere un grande partito moderato" ma "alla fine e' diventato un partito estremista con cui possiamo condividere molti fini, ma di cui non condivideremo piu' i metodi. Per quanto ci riguarda Berlusconi puo' governare ancora due giorni, due mesi o due anni e il problema non e' nostro. A noi, ora che abbiamo reciso il cordone ombelicale scegliendo di stare all'opposizione per costruire un nuovo centrodestra, non deve interessare quanto resta a Palazzo Chigi, ma quello che sapra' fare per l'Italia".
Il compito di Futuro e Liberta', secondo Bocchino, e' quindi quello di "rispondere soprattutto a chi ci chiede contenuti e abbiamo il dovere di volare alto. All'Italia serve una forza politica capace di generare un movimento neo-repubblicano, capace di far leva su un nuovo patriottismo richiamando gli italiani a una rinnovata virtu' civile che li impegni per spazzare via dalla politica malcostume, clientelismo, affarismo e corruzione". "Servono - sottolinea - svolte profonde in tutti i campi", "un taglio draconiano alla spesa pubblica improduttiva", "uno scatto qualitativo sull'istruzione, sui trasporti, sul mercato del lavoro". "Dobbiamo andare tutti a Milano - conclude Bocchino - entusiasti e determinati, a costruire una nuova opzione politica capace di rappresentare il vero centrodestra, quello moderno e moderato, quello che si appella al coraggio degli italiani anziche' far leva sulle paure. Un movimento plurale, come gia' e' Futuro e Liberta', dove sono confluiti soggetti provenienti da diverse culture, ma pronti tutti assieme e lavorare sui punti comuni utili all'Italia. Un movimento partecipato, dove con una piattaforma web moderna e unica in Italia da febbraio permetteremo a tutti di partecipare a un wikipolis che consentira' al singolo iscritto di dialogare sempre e in tempo reale con gli iscritti al suo circolo o alla sua stessa realta' provinciale e regionale. Il programma che approveremo a Milano sara' la base di partenza su cui ognuno attraverso il web potra' intervenire per proporre modifiche e soluzioni facendo tesoro delle sue competenze. E solo dopo diventara' il programma definitivo. Un movimento autenticamente democratico, dove tutti gli iscritti voteranno per scegliere i dirigenti a ogni livello e dove nessuno potra' piu' essere autoreferenziale. E dove chi non sara' presente fisicamente ai congressi votera' via web vedendo riconosciuta sempre e comunque il suo diritto a partecipare. E' questo il nostro programma per il 2011. Sappiamo che e' ambizioso e faticoso, rivoluzionario e innovativo, ma sappiamo anche che Generazione Italia e' nata per questo, per costruire assieme l'Italia del 2020". (AGI) .

Convention di Perugia, Gianfranco Fini all'incontro di Generazione Italia


Si terrà all’interno della Prima Convention di Futuro e Libertà il primo incontro con tutti gli eletti di FLI negli Enti Locali.
Appuntamento per tutti sabato 6 Novembre, ore 12, a Umbria Fiere, la struttura che ospiterà la Convention di FLI. Insieme a tutti voi avrò il piacere di immaginare il ruolo degli eletti negli Enti locali all’interno del nuovo partito, le priorità da affrontare, la struttura e la rete che necessariamente dovremo creare.
Ma soprattutto tutti insieme immagineremo le battaglia fondamentali che Futuro e Libertà dovrà affrontare negli Enti Locali, dove il politico è maggiormente vicino al cittadino, al territorio.

A Perugia dovremo assumerci, dinanzi all’Italia, le nostre responsabilità


di Carmelo Briguglio (dal sito di Generazione Italia)

Faccio una premessa: se siamo usciti dal Pdl e abbiamo deciso di dare vita a Futuro e Libertà è perchè ci siamo lasciati dietro le spalle, personalmente senza remore e senza rancore, un “partito personale” dove solo discutere o criticare era considerato un atto di lesa maestà. Il fermo-immagine di Fini col dito puntato su un Berlusconi in posa padronale nella direzione Pdl del 22 aprile scorso, è eloquente e vale più di cento discorsi. E ancor più vale il dossieraggio al quale Gianfranco Fini è riuscito politicamente a sopravvivere. Giorni nei quali, sia detto con franchezza, da parte di alcuni amici filogovernativi tout court, sarebbe stato giusto aspettarsi qualche parola in più. Sotto i colpi e le intimidazioni dei giornali presidenziali, ho visto più di una volta il coraggio e la dignità sopraffatti da piccoli e grandi timori e opportunismi. Per questo, la nuova area politica, culturale e di opinione che a Perugia nascerà intorno a Fini, non può non avere nel suo dna un principio fondamentale che è quello della discussione libera, aperta, leale. Senza finzioni, senza personalismi e nel rispetto di tutti e di tutte le posizioni. Ciascuno sia libero, al vertice e alla base, di dire la sua e lo faccia con la reciprocità di chi sa di possedere non una verità, ma come ci insegna Nietzsche una interpretazione, solo una interpretazione da confrontare con quella degli altri. Poi una classe dirigente, come anche il nostro popolo, devono sapere costruire con il leader una sintesi politica e una decisione unitaria. Motivo per il quale considero un errore politico, ancor più che un deficit di gentlemen agreement tra noi, quando si spara a zero contro un’opinione e chi la esprime, fosse pure una tesi estrema o un paradosso, come ama fare il nostro Fabio Granata, che talvolta può avere ragione, talvolta no come capita a tutti, ma che non dice mai nulla di banale o di non meritevole di un confronto. Adesso dico la mia sull’oggi : noi non abbiamo alcuna spina da staccare, perchè la spina se l’ è staccata Berlusconi da solo. E lo ha fatto in questi mesi con alcuni gesti politici. Il primo: espellendo Fini e i finiani dal Pdl il premier ha mutato natura e composizione del partito di maggioranza che aveva vinto le elezioni del 2008, quando tutte le liste del Pdl in tutta Italia vennero guidate come capilista da Berlusconi e da Fini. Il secondo: Berlusconi ha tentato di cambiare la maggioranza che aveva vinto le elezioni tentando inutilmente (emblematica la disastrosa cena a casa Vespa) di sostituire Fini con Casini, del cui partito è riuscito ad acquisire solo un pezzetto, l’attuale partitino di Cuffaro , Romano e Mannino, eletti nell’opposizione ora passati in maggioranza. Terzo, gravissimo. Ha provato a licenziare Fini da presidente della Camera, rompendo così il patto di governance politico-istituzionale, premier-presidente della Camera, che era il fondamento e la proiezione dell’accordo politico su cui era fondata la vittoria elettorale di due anni fa. Questo il processo politico scatenato dal presidente del Consiglio che ci ha portato a un epilogo , quello che stiamo vivendo. E che dobbiamo sapere leggere. A un mese dalla fiducia che abbiamo rinnovato all’esecutivo, non c’è stato alcun miglioramento dell’azione di governo che anzi è paralizzata, come ha dovuto constatare la stessa presidente di Confindustria. E il caso Ruby, a mio parere, è il segno che noi, noi di Futuro e Libertà, non possiamo più stare in questo esecutivo e nemmeno con questo presidente del Consiglio, inadatto a svolgere funzioni di governo e responsabile della crescente perdita di prestigio dell’Italia nel mondo. E allora che fare? Innanzitutto bisogna uscire dal governo. Il tempo è scaduto e non possiamo condividere la responsabilità politica del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi, con il quale abbiamo poco da condividere. E dobbiamo separare il nostro destino da quello di un premier che non ha più nè il sostegno nè la stima del mondo dell’economia, nè della Chiesa cattolica, nè delle cancellerie europee e occidentali, nè del blocco sociale che lo ha sostenuto in questi anni. Sono convinto che Berlusconi abbia perso anche il consenso politico e personale della maggioranza del popolo italiano. Che fare dopo, lo dovremo decidere tutti insieme a Perugia in questo week end. Non sarà l’ennesima passerella, ma una vera e grande agorà, un’assemblea politica in cui ciascuno – e saremo tanti – potrà dire la sua e indicare a questa nostra comunità nascente il senso di marcia. Dovremo chiederci quanto valgono ancora i vincoli del patto con gli elettori che stiamo osservando noi e non Berlusconi. E ancora se ha un senso fare i donatori di sangue nei confronti di un capo del governo che è diventato motivo di disagio e di imbarazzo per tutto il Paese. Nella nostra convention tutti noi dovremo assumerci, dinanzi all’Italia, le nostre responsabilità. E Fini dovrà assumersi la sua che non è solo quella di guidare Futuro e Libertà a un traguardo politico, ma di trovare la via per guidare l’Italia verso l’uscita dal berlusconismo, verso una grande stagione di cambiamento.

Bagno di folla per Fini a Roma


di Potito Salatto (eurodeputato e coordinatore romano di Generazione Italia)

La manifestazione era fissata per le 10 ma già mezz’ora prima dell’inizio abbiamo dovuto aprire altre sale dell’Adriano perché quella principale, la più grande, non bastava a contenere la folla arrivata per assistere all’incontro tra Gianfranco Fini, i circoli di Generazione Italia e gli amministratori di Fli del Lazio e di Roma. Solo posti in piedi insomma e una calca esterna al cinema che non riusciva a entrare. Ecco i frutti copiosi di una complessa e ben coordinata organizzazione, a cui hanno contribuito attivamente anche gli onorevoli Claudio Barbaro e Aldo Di Biagio. E dire che era domenica mattina, che di mezzo c’era un ponte e che il tempo era tutt’altro che clemente. Ma si sa, l’entusiasmo della capitale non bada a questi dettagli.
Viste le premesse, è chiaro che si è trattato di un successo. Per la risposta della gente, tirando le somme saremo stati più di duemila, ma anche per la sfilza di nomi di rilievo che sedevano nelle prime file. Tra i presenti c’erano infatti il consigliere regionale Rocco Pascucci dell’Mpa e gli onorevoli Luca Barbareschi, Giuseppe Consolo, Candido De Angelis, Donato Lamorte, Chiara Moroni, Flavia Perina e Cosimo Proietti.
Sul palco, oltre a me, si sono avvicendati Antonio Buonfiglio, coordinatore di Generazione Italia nel Lazio, Italo Bocchino, capogruppo di Fli a Montecitorio e Adolfo Urso, coordinatore nazionale del comitato promotore di Fli. Poi, dopo l’inno nazionale, ha parlato Gianfranco Fini ricordando le tre priorità che sono le fondamenta di questo nuovo movimento. L’idea di nazione, innanzitutto, ma senza un ancoraggio eccessivo al passato, bensì con l’ambizione di guardare avanti. La legalità, contro le logiche imperanti dell’impunità e dell’immunità. Terzo, il lavoro perché in grado di produrre quella ricchezza reale che è la precondizione della giustizia sociale.
La forza di questi appuntamenti sono i temi che vengono messi sul tappeto, la capacità di parlare al Paese reale dopo averne ascoltato attentamente le richieste. Il movimento che sta nascendo è un bellissimo esempio di democrazia interna, che ha la tendenza a includere anziché escludere, a coinvolgere tutte le forze sociali, siano essi giovani o associazioni, sindacati o singoli. Basta con la sudditanza a cui siamo stati abituati nel passato recente, la parola d’ordine è partecipazione, con alcune semplici regole: la meritocrazia, che premi la coerenza e la professionalità di organi eletti dalla base; la spinta decisa verso una riforma della legge elettorale, perché i candidati alle prossime consultazioni siano scelti e non subiti.
A Roma e nel Lazio in particolare, perché a quella platea abbiamo parlato, nel tempo sono sorti molti dubbi sulla gestione della Regione e del Comune. Mi riferisco alle deleghe ancora non conferite agli assessori, a un piano sanitario non preventivamente condiviso dagli operatori del settore e dagli amministratori locali e a una spartizione delle nomine tra le famiglie, quella stessa parentopolicrazia che ha soffocato tutto il Paese. Per questo sosterremo Alemanno e Polverini, a patto che ascoltino i suggerimenti e le critiche che gli muoveremo. Se non prenderanno atto di questa nostra nuova realtà, dovremo agire di conseguenza.
L’appuntamento al cinema Adriano ha dimostrato, zittendo anche i detrattori, che abbiamo una base di consenso davvero nutrita e vogliosa di dare un contributo attivo a questo nuovo percorso. Con il massimo impegno possibile perché, come diceva De Coubertin: «Nella vita è importante non tanto conquistare ma lottare bene». E stiamo lottando bene. E lotteremo meglio per conquistare ciò che Fini e noi tutti meritiamo.

Dopo l’Adriano e Perugia, apriamo una nuova stagione


dal sito di Generazione Italia

Lo straordinario discorso di Gianfranco Fini all’Adriano ha aperto di fatto, alla vigilia dell’appuntamento di Perugia, una nuova e impegnativa fase nella giovane vita del nostro progetto politico.
Se Fini ha ragione, e ha certamente ragione, a dire che l’Italia è ferma e in profondo declino e che il Governo non è più all’altezza della situazione, dopo Perugia è doveroso e inevitabile immaginare di aprire una fase nuova, nella quale sarà inevitabile e coerente con le nostre posizioni, ritirare la nostra delegazione dal Governo, assicurando soltanto l’appoggio esterno all’esecutivo, al solo fine di affrontare le emergenze reali del paese e le parti condivise del programma.
Su legalità, regole, giustizia non siamo più disposti a cedere di un solo millimetro al cupio dissolvi che sembra caratterizzare l’azione politica di Berlusconi e del Pdl.
Attraverso il ritiro della nostra delegazione appariremo certamente più coerenti sia agli occhi dell’opinione pubblica sia della straordinaria, e nuova, base militante che sopratutto attraverso Generazione Italia, abbiamo aggregato ed entusiasmato e che adesso attende coerenza e segni inequivocabili di rinnovamento nei metodi e negli uomini.
Serve per questo distinguerci con più forza dall’attuale centrodestra e sopratutto non commettere errori nella organizzazione territoriale.
Dobbiamo avere una grande capacità di ascolto della base e di coloro i quali dall’inizio ci hanno sostenuto. In Toscana come in Abruzzo, in Sicilia come in Piemonte non consentiamo il crescere di malumori o polemiche per l’eccessiva apertura verso soggetti e posizioni politiche non in linea con i grandiosi propositi di innovazione e legalità che ci siamo dati.
E’ quella la nostra forza e la nostra garanzia per la prospettiva. Legalità, innovazione, coerenza per costruire una nuova Italia.

Non sarà una letterina a lasciarci intimorire


dal sito di Generazione Italia

Le minacce infami e allarmanti inviate al capogruppo di Fli alla Camera devono far riflettere sulle gravi derive che un certo clima di intolleranza ed incomprensione politica rischierebbe di creare.
“Caro infame, se riesco a venire a Roma ti faccio la posta e ti sparo un colpo in testa. Non è una minaccia, è una promessa! Viva Silvio, abbasso Fini l’infame“, è scritto nella missiva. La lettera sarebbe stata inviata al capogruppo dall’ufficio postale di Lamezia Terme il 4 ottobre scorso e indirizzata a ‘Onorevole Italo Bocchino, palazzo Montecitorio’. Ci sarebbe anche indicato il mittente, forse un nome di fantasia, e sarebbe indicata la città di residenza del mittente, Cosenza. I primi a prendere visione della missiva sarebbero stati gli uomini della scorta del capogruppo di FLI alla Camera dei Deputati.
La nostra piena solidarietà ad Italo che sta dimostrando di essere un leader dal rilevante profilo politico e forse questo può dare qualche fastidio o creare qualche malumore. Certamente non sara’ una letterina a lasciarci intimorire.

FLI a quota 8%. In calo Pdl e Berlusconi. Crescono Lega e Pd


di Gianmario Mariniello dal sito di Generazione Italia

La risalita prosegue. Dal dato di inizio settembre – in pieno dossieraggio, per intenderci – rilevato da Crespi Ricerche, che dava Futuro e Libertà a poco più del 5%, siamo passati a quota 8 in poco meno di un mese e mezzo.
Un trend positivo, con potenzialità altissime, se si considera che la fiducia in Gianfranco Fini è a quota 43, solo un punto in meno rispetto a Silvio Berlusconi, il cui gradimento per la seconda volta in poche settimane è inferiore a quello del Governo. Al dato positivo di FLI fa da contraltare la cifra costantemente al ribasso del Pdl, in picchiata al 28,2. E il vantaggio nei confronti del Pd è ormai solo di 3 punti percentuali e poco più, essendo il partito di Bersani al 25%, cifra su cui i democrats sono inchiodati da mesi.
Terzo partito è la Lega (13,8%), in costante crescita da inizio settembre, mentre invece crolla l’Italia dei Valori, a quota 5,2. Inchiodato è anche l’Udc, a quota 6, che non sembra dunque risentire degli scissionisti siciliani guidati da Totò Cuffaro. In calo anche Vendola (-0,2%, a quota 3,8) e Grillo (-0,4%, a quota 3).
Il partito preferito dagli italiani si conferma quello dell’astensione, in leggero calo a quota 40%, mentre cresce il gradimento in Fini, Bossi e Bersani.

Qui il sondaggio integrale di Crespi Ricerche. SCARICA!

Privatizzare la RAI per eliminare il canone: la proposta di FLI

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Privatizzare la Rai per ”dare unfuturo all’azienda e ai suoi dipendenti”, per ”far incassare allo Stato dai 4 ai 5 miliardi di euro”, per ”eliminare il canone – una tassa regressiva da 1,6 miliardi – che pesa in modo iniquo sui cittadini”. Privatizzare laRai, infine, ”per garantire una maggiore concorrenza e unapiu’ ampia pluralita”’. Questi i pilastri che hanno spinto Futuro e Liberta’ a promuovere una proposta di legge, elaborata da Libertiamo, per privatizzare la Rai.
”Una proposta – auspica il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino, presentando oggi a Roma la proposta insieme a Benedetto Della Vedova – che vorremmo fosse appoggiata ancheda Pdl e Lega, perche’ rientra nel perimetro del programma digoverno e perche’ va verso i cittadini e l’azienda”. Secondo Della Vedova, ”da qui a dieci anni, se tuttorestera’ invariato, la Rai e’ destinata alla liquidazione, afinire come Alitalia”. ”La privatizzazione non sarebbealtro – spiega il numero due di Fli alla Camera – che una decisione di responsabilita’. Cambiare la governance dell’azienda, allo stato attuale, non e’ possibile perche’ la politica, i partiti sono il Dna della struttura e non certo un dato accessorio. Lo dimostra il caso Santoro”.
”Un’azienda – conclude Della Vedova – che chiude ilprogramma di punta per ragioni politiche e’ destinata afallire”. Come previsto dalla proposta di legge, la privatizzazionesi autofinanzierebbe attraverso l’abbattimento dei tetti pubblicitari, continuando pero’ a mantenere, nei termini della concessione, spazi riservati alle trasmissioni diservizio pubblico. ”Non si tratta di una proposta propagandistica, demagogica, una bandierina da sventolare. Andremo avanti. E’ il modo migliore per togliere i partitidalla Rai”, conclude Bocchino, che precisa: ”Berlusconi non potrebbe acquistare la Rai. Lo impedirebbe l’Antitrust”. Fonte: ASCA